Inghilterra, una famiglia «allargata» con i rifugiati

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Ben e Sophie, due inglesi con una bambina, hanno aperto la loro famiglia accogliendo rifugiati in arrivo da mezzo mondo. Sfruttando la propria casa – una cascina settecentesca circondata da un vasto terreno occupato da cavalli, maiali e galline oltre che da un orto – cinque anni fa hanno scelto di collaborare con le organizzazioni non governative per l’accoglienza dei richiedenti asilo. «La nostra filosofia è molto semplice – spiega Ben – Crediamo che accogliere le persone in una famiglia e imparare gli uni dagli altri sia un modo per sviluppare progetti e aumentare la resilienza». E in effetti la residenza della famiglia è la meta scelta dai responsabili dello smistamento dei rifugiati proprio per l’aiuto psicologico che può dare agli ospiti che ricordano l’esperienza come una riabilitazione all’atmosfera di una famiglia dopo gli orrori della guerra. Per rendere gli abitanti del paese vicino consapevoli di quanto sta accadendo nella loro casa, Ben e Sophie organizzano una specie di open-day prima di Natale: «Quando andiamo a giocare a pallone al parco – racconta Ben – i ragazzi del luogo si uniscono a noi. Abbiamo moltissimi volontari che ci danno una mano dal villaggio vicino. Ma la cosa più bella è sentir dire dai nostri ospiti “Questo è l’unico posto dove finalmente mi sono sentito accolto e al sicuro”».