Qualche buona notizia per le donne arabe

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Il presidente della Tunisia Beji Caid Essebsi ha chiesto al parlamento di cambiare la legge che – sulla base dell’interpretazione coranica – impone che in fase di successione una figlia riceva sempre la metà dell’eredità del figlio maschio. E poi ha dichiarato la volontà di permettere alle donne musulmane di sposare uomini non islamici. Entrambe le proposte hanno causato polemica nel Paese e nella regione che in questo periodo ha riconosciuto alcune norme per il miglioramento delle condizioni di vita delle donne. In Libano, per esempio, ad agosto è stata abolita la legge che incentiva le donne a sposare il proprio violentatore; e la stessa cosa ha fatto anche Tunisia e Giordania. Leggi simili sono in agenda di una dozzina di altri paesi arabi, dall’Algeria al Kuwait. Un’ondata di rinnovamento che è il frutto di una serie di campagne in favore delle donne che si sono sviluppate negli ultimi anni in questi Paesi e che lentamente stanno portando anche a un’equiparazione di diritti. Lo scorso anno, per esempio, la Giordania ha eletto 20 parlamentari donne su 130 membri totali. In Tunisia invece le donne costituiscono già da tempo il 27 per cento della forza lavoro e in politica sono circa un terzo, più o meno come in Italia.