Il tesoro dei rifiuti elettronici pugliesi

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Dimenticate quelle di diamanti, oggi le miniere sono quelle urbane che contengono i “preziosi” dell’era moderna ovvero prodotti elettrici ed elettronici che – anche se ormai fuori uso – valgono come un tesoro nascosto… Il Consorzio nazionale raccolta e riciclo (Cobat) che si occupa di mappare i depositi di questi rifiuti molto spesso al centro di cattive pratiche di smaltimento, questa volta ha invece evidenziato una pratica virtuosa che coinvolge una regione della nostra penisola. Secondo uno studio del Cobat, infatti, la Puglia riesce a garantire un’ottima raccolta a chilometro zero dei rifiuti tecnologici grazie a una organizzazione e a una logistica capillare che abbatte le emissioni di anidride carbonica prodotte dal trasporto della spazzatura stessa. Solo nel 2016 il consorzio ha recuperato 12 milioni di chili di pile, batterie, pc, telefoni ed elettrodomestici: una montagna di spazzatura, ma anche una miniera d’oro per il territorio che può sfruttarle per reimmettere sul mercato importanti materie prima come piombo, vetro, plastica, alluminio e rame. Pesate che solo l’anno scorso le pile elettriche esauste sono state solo in Puglia undici milioni di chili: un peso uguale alla Tour Eiffel.