La protesta del giorno libero

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Lavorano 16 ore al giorno, senza possibilità di poter uscire di casa nemmeno un attimo o di ritagliarsi un momento per chiamare in patria a figli e mariti, così anche per protestare le domestiche di Hong Kong, provenienti da Singapore, Cina, Indonesia e Filippine, devono usare il loro unico giorno libero, la domenica. Mettendo insieme l’utile al dilettevole, babysitter e colf si ritrovano nei parchi della città e tirano fuori cestini da picnic e cartelli battaglieri. «Siamo schiave» denunciano le donne alle quali è imposto dalla legge e dai datori di lavoro l’obbligo di residenza nella casa, anche se in alcuni spazi non è predisposto nemmeno uno spazio adeguato e le «helpers», come le chiamano qui, sono costrette a dormire in cucina, soggiorno o persino nel bagno.  Le domestiche immigrate a Hong Kong sono circa 380mila e molte vivono in queste condizioni: ecco perché le donne si ritrovano nei prati la domenica e timidamente si scambiano esperienze di sfruttamento e cercano un modo per far sentire la propria voce.