Una taglia sulla testa di pezza

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Sono venuti a cercarlo di notte, cercando tra gli scaffali e i telai della vecchia fabbrica dove lavora e alla fine l’hanno trovato: accucciato in un cassone insieme agli altri 1700 peluche. Il pupazzo di pezza Yasser sembra proprio non far male a nessuno con le mani morbide e la kefiah arrotolata intorno al collo, eppure è entrato nella lista dei ricercati dagli israeliani che occupano la Cisgiordania. La colpa del peluche dalle forme antropomorfe è quella di essere abbigliato con indumenti tipici palestinesi che, a detta degli israeliani, veicolerebbero un messaggio violento. In realtà i «Rotem Toys» prodotti da Hilana Abu Sharifeh, mamma di 32 anni, sono solamente un mezzo con cui la donna vorrebbe tramandare la cultura del suo popolo ai propri figli. La sua intuizione – in un anno di attività – è piaciuta ad altri genitori palestinesi che hanno acquistato quasi 4000 pezzi online, approfittando anche del basso prezzo e dell’alta qualità di produzione. Dopo il sequestro delle sue bambole, Hilana ha fatto ripartire la sua attività grazie al crowdfunding: un segno positivo per i territori palestinesi dove solo il 19 per cento delle donne partecipano al mercato del lavoro.