La ragazza che lotta per un emoji

Scritto da in Tecnologia

Rayouf Alhumedhi ha quindici anni, vive a Berlino ma non nasconde la sua cultura. Di origine saudite, la giovane indossa il tradizionale hijab, il velo che copre capelli, orecchie e collo lasciando il volto ben in vista. Per Rayouf così come moltissime altre donne islamiche (anche residenti in Occidente) si tratta di una capo d’abbigliamento assolutamente normale che però non trova ancora un riscontro nella tastiera degli smartphone. Mentre tutte le sue amiche hanno trovato il proprio alter ego in miniatura sui gruppi di Whatsapp, Rayouf no. Ecco perché la ragazza ha deciso di scrivere al servizio clienti Apple per chiedere che venisse aggiunta la faccia di una donna avvolta nell’hijab. Vedendo la sua richiesta inascoltata, Rayouf ha deciso di andare oltre e portare la personale battaglia a un livello superiore interpellando direttamente l’Unicode Consortium, l’organizzazione che si occupa di mantenere un sistema comune di scrittura informatica. A novembre scorso, dopo mesi di campagna combattuta online, il consorzio ha annunciato, a partire dal 2017, l’ingresso del desiderato emoji nei telefoni di tutto il mondo.