C’era una volta… Lo sbarco (2)

Scritto da in Racconti

Non si può aspettare Natale senza leggere una storia al sapore di zenzero, davanti al fuoco del camino. Come ormai da tradizione, Suppost-it ha scelto per voi un racconto natalizio da seguire a puntate. «Lo sbarco» è una storia inedita, nata dalla penna della mia amica Francesca Fornaciari che negli ultimi due anni  ha ascoltato tante storie di ragazze e giovani madri rifugiate. Quello che ha sentito rivive in questo racconto natalizio che, anche sotto l’albero, emoziona e fa pensare.

E fu così che nel giro di qualche giorno mi ritrovai con un borsone in spalla, in cammino, insieme a una schiera di giovani del mio e dei villaggi vicini. Camminavamo incolonnati. Davanti a noi nulla. Non so dire quanto lunghi erano quei biscioni umani o per quanto abbiamo camminato o verso dove o ancora in quale direzione. Io sapevo solo che dovevo andare via, correre veloce.
A causa della guerra ogni cosa era diventata pericolosa e precaria.
Si faceva la fame, si moriva più del solito, non si sentiva più il vento simulare le onde del mare, nemmeno più le stelle illuminavano il nero. Ora davvero la notte faceva paura.
Sembrerà sciocco ma quello fu il motivo vero che mi spinse alla partenza. O almeno così adesso mi piace pensare: non potevo perdere anche quella piccola bellezza che mi ero ritagliata nella mia semplice esistenza.
Il ricordo di quei primi giorni di dicembre africano sono per me sfocati e mossi, si alternano immagini di non coscienza a ricordi di parole, di cadute, di svenimenti, di braccia. Vive o morte che fossero.
Dopo un periodo in cui – potrei dire – non ho veramente vissuto, trascinata avanti dall’inerzia e dalla paura, in quel viaggio che più che viaggio è migrazione umana, terribile e forzosa, fui messa con i piedi nell’acqua.
Questo mi fece rinascere. Una sorta di battesimo primordiale mi intirizzì il corpo. La mia mente cercò il confine, la sponda opposta di quella che pensavo fosse una conca, una palude, al massimo un lago. Ma questa, i miei occhi, non la trovavano. M’inginocchiai per terra quando capii che ero arrivata al mare. Benedissi con la mente quel viaggio folle che non mi era sembrato nemmeno di aver vissuto e il cui trauma, ora, era assopito.