Dai Guns N’Roses a Kabul: il rocker sceglie la periferia

Scritto da in Musica

 

L’Afghanistan è uno dei Paesi più giovani del mondo, dove metà della popolazione ha meno di trent’anni ma che continua a vivere una situazione politica, sociale ed economica difficilissima. Eppure tutti, soprattutto i ragazzi e le ragazze, sono affamati di conoscenza. È quello che ha visto Lanny Cordola, musicista americano piuttosto noto tra gli anni Ottanta e Novanta soprattutto per essersi esibito con Ozzy Osbourne e i Guns N’Roses. Arrivato a Kabul per caso, il chitarrista ha trovato un Paese prostrato da anni di guerra, ma dall’enorme potenziale. «Mi sono ritrovato in un luogo straordinario – ha infatti dichiarato Cordola – e visto che io so solo suonare, ho deciso di provare a insegnarlo». È così che nel 2012 nasce la scuola di musica «The Miraculous Love Kids», fondata all’inizio con l’obbiettivo di organizzare corsi per i bambini di strada e quelli dei campi profughi e poi trasformatasi in un vero e proprio istituto che si finanzia grazie alle entrate provenienti dai concerti che, ancora oggi di tanto in tanto, Cordola tiene negli States. Gli alunni – ai quali vengono offerti vitto e alloggio per studiare nella capitale – sono ragazzi e ragazze con meno di 15 anni appartenenti alle famiglie più povere del Paese. Qui, i giovani imparano a suonare, ma anche l’inglese e nozioni base di informatica. Il team della «scuola di musica dei miracoli» ha scelto di accogliere in particolare le bambine perché sono quelle alle quali per anni sono stati preclusi diritti fondamentali, come l’istruzione o il lavoro. Per loro il musicista sogna un futuro glorioso nella musica, o se non altro che questa competenza dia loro un’occupazione dignitosa. Intanto, il prossimo ottobre un paio di allieve lo seguiranno negli Usa per prendere parte al loro primo concerto dal palco. Per Cordola non sembra affatto presto: «Sono bravissime: all’inizio intimidite, alcune di loro non avevano mai neppure visto una chitarra. Ma dopo tre ore di lezione sapevano fare quello che normalmente un coetaneo impara in tre giorni. C’era da aspettarselo: chi sopravvive alle bombe può fare tutto».