Rio 2016: i sostenitori della «nazionale» dei rifugiati

Scritto da in Internazionale

Mancano poche ore a che il sipario delle prime olimpiadi sudamericane si alzi. Prima ancora che le competizioni inizia, è già scritto che i Giochi Olimpici di Rio 2016 passeranno alla storia per aver permesso a una squadra di atleti rifugiati di gareggiare sotto la bandiera del comitato olimpico. Gli atleti senza squadra nazionale sono 10 e di loro, provenienti da Siria, Sud Sudan, Etiopia e Repubblica democratica del Congo, hanno parlato in tanti: quello che non tutti sanno invece è che per sostenere in gara questi atleti è nato addirittura un comitato di tifosi ideato proprio per incitare la squadra e i 20 milioni di rifugiati che questi atleti simboleggiano. Il gruppo della «curva» per i rifugiati si chiama «The Refugee Nation» ed è sostenuto da alcune organizzazioni non governative, tra cui Amnesty International che per mezzo di una sua portavoce ha spiegato: «Con il supporto dietro ai rifugiati in gara alle Olimpiadi, stiamo dicendo ai rifugiati di tutto il mondo che sono i benvenuti e che non sono da soli. Proprio mentre si svolgono i Giochi olimpici, inviamo il messaggio che ogni essere umano che sia stato costretto a fuggire dal proprio Paese ha il diritto di essere sicuro e di ricostruire la propria vita e che milioni di persone sono solidali con i rifugiati». Per farsi vedere a colpo d’occhio, l’artista Yara Said ha anche disegnato una bandiera nera e arancione (della stessa tonalità dei giubbotti di salvataggio, usati nella traversata verso l’Europa…) che i tifosi del Refugee Nation potranno sventolare per sostenere i propri campioni. A realizzare l’inno ufficiale della particolarissima nazionale, è stato invece Moutaz Arian, un compositore siriano in fuga da Damasco.