Kenya: basta rubare le zanne agli elefanti

Scritto da in Animali

«Perdere gli elefanti significa perdere una parte fondamentale del nostro patrimonio» ha detto venerdì scorso il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta davanti ai capi di stato africani riuniti, proponendo di scrivere una norma per sancire il divieto totale del commercio di avorio, che sta causando l’estinzione degli elefanti allo stato brado. Il problema del bracconaggio infatti è una vera piaga per un continente che ospita tra i 450 e i 500mila esemplari di elefanti, dei quali circa 30mila vengono uccisi ogni anno proprio per soddisfare la domanda di avorio in Asia dove le zanne grezze vengono vendute a 1000 dollari al chilo (circa 800 euro). «Finché esisterà una domanda di avorio, legittimata dalla legge, il destino di elefanti e rinoceronti africani è tutt’altro che sicuro» ha ribadito Kenyatta, proprio il giorno prima di dare fuoco a quasi tutta la riserva di avorio del Kenya: circa 105 tonnellate di avorio provenienti da elefanti uccisi e circa 1,35 tonnellate di corni di rinoceronti che sono il segno di una dichiarazione di guerra lanciata dal governo kenyota al mercato nero, che dalla vendita di questo materiale, avrebbe potuto guadagnare circa 180 milioni di dollari, molto di più – in percentuale – di quanto si guadagna dallo smercio di oro o cocaina. Kenyatta ha assicurato che alla prossima Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche (Cities) che si terrà il prossimo settembre in Sud Africa, chiederà il divieto totale del commercio di avorio di elefante. Nel frattempo gli sforzi del governo e dei privati – che agiscono con squadre di ranger in elicottero o con gruppi militari speciali addestrati per individuare i bracconieri – hanno fatto calare in un anno il numero di elefanti uccisi nel Paese da 164 a 93. La strada è ancora tanta.