Una giornata contro le mine (vaganti)

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Forse non tutti lo sapevate, ma ieri (lunedì 4 aprile) si è celebrata in tutto il mondo la Giornata contro le mine. Si tratta di un’iniziativa promossa dalle Nazioni Unite per provare a disinnescare le mine inesplose che ogni anno provocano mutilazioni o la morte a ben 15mila persone. L’Onu ha acceso i riflettori sulla «mine action» definendola una «azione umanitaria» da affiancare all’attività di smaltimento di ordigni esplosivi abbandonati e munizioni non in sicurezza. In molte zone del mondo, la presenza (ma anche solo il sospetto) della presenza di una mina vagante impedisce alle persone il pieno godimento di quelle terre che devono convivere non solo con i postumi di guerra, ma persino con questa spiacevole eredità. Ad oggi le mine inesplose sono 100 milioni in 62 Paesi ma il costo per disattivarle rimane molto alto: circa 50mila euro ciascuna. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon ha dichiarato che il disinnesco degli ordigni inesplosi è una strada da perseguire per far crescere società pacifiche e contribuire al ritorno di molti sfollati nelle loro case, in tutta sicurezza. Per riuscire nell’impresa serve la collaborazione però dei governanti di tutto il mondo: anche l’Italia è impegnata su questo fronte, soprattutto perché per due anni il nostro Paese ricoprirà il ruolo di presidente del Mine Action Support Group, organo che deve favorire l’universalizzazione dei trattati di messa al bando di mine e altre armi.