Reword: l’app che riscrive gli insulti

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Si dice che scripta manent, nel bene e nel male. Ad avere la pretesa di modificare la massima latina, è un team di psicologi e comunicatori australiani che hanno appena lanciato un’estensione per Google Chrome proprio per «sorvegliare» il linguaggio che si usa online. Lo strumento si chiama Reword e il suo compito è barrare, con un’evidente segno rosso, parolacce e insulti dal testo. Le bacchettate dell’applicazione secondo i suoi creatori servono eccome: un test ha dimostrato che il 79% dei ragazzi sono spronati a cambiare il proprio lessico non appena il correttore segnala un «errore di gentilezza». L’idea è coinvolgere organizzazioni, scuole e genitori e provare a ridurre il cyberbullismo che in Australia è diventata una vera e propria piaga. Le statistiche nazionali parlano di 450mila giovani cittadini vittime di insulti online e tra loro il 78% sono bambini tra i 10 e i 15 anni. Il sito, oltre a dare le istruzioni per scaricare il plugin, permette agli utenti di aggiungere parole e frasi potenzialmente offensive al database di Reword, in modo tale da permettere al correttore di bloccare anche l’ultima generazione di insulti.