Per le donne afgane il riscatto passa dallo zafferano

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Raccolgono zafferano insieme alla propria dignità. Sono le donne afgane di Herat, una zona nord-ovest del Paese, che sono state coinvolte in un progetto di importazione dei preziosi pistilli gialli. Si tratta di un’idea di Najir Kabir, un medico residente a Rho, appena fuori Milano, che ha deciso di fondare una società per commercializzare in Italia lo zafferano raccolto dalle sue connazionali, specialmente quelle senza rimaste senza marito. A Redattore Sociale ha spiegato che «quando si diventa vedove, nel nostro paese la vita diventa molto difficile» e proprio per questo sono necessarie misure per garantire loro, nonostante questa condizione, una vita dignitosa. Il progetto di Kabir rientra in una campagna promossa dal governo dell’Afghanistan per promuovere l’emancipazione delle donne (specialmente quelle che risiedono fuori città) tramite l’attivazione di attività commerciali ad hoc e esportazione dei loro prodotti. La metà dei guadagni della vendita di zafferano in Italia finisce direttamente nelle tasche delle donne afgane, che possono impiegarli per aprire nei loro quartieri negozi come panetterie o sartorie e garantire alla propria famiglia una vita migliore. In questi giorni Kabir sarà presente con un piccolo stand alla fiera del consumo critico Fa’ la cosa giusta a Milano, insieme a due donne afgane rifugiate in Italia e all’immancabile zafferano.