Sonita Alizadeh: la donna che lotta col rap

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Lei si chiama Sonita Alizadeh ed è una ragazza di vent’anni che  – proprio oggi, 8 marzo, in occasione della festa della donna – è proclamata «giusta» da Gariwo, l’associazione che intitola alberi a coloro che si battono per il riconoscimento dei diritti sociali e politici. La storia della giovane afgana è piaciuta alla giuria del Giardino dei Giusti di Monte Stella (a Milano): due anni fa infatti Sonita è sfuggita a un matrimonio combinato dalla famiglia grazie al rap. Sì, perché la ragazza – originaria di Herat ma emigrata in Iran – ha iniziato a frequentare un circolo dove ben presto ha imparato i trucchi della canzone in rima. Di nascosto dalla famiglia, Sonita inizia a produrre (e mettere online) i primi video musicali, sostenuta da una regista iraniana che ne intravede il talento. Sul web Sonita diventa discretamente conosciuta e la ragazza inizia a sognare una carriera musicale, magari all’estero: ma proprio allora giunge la notizia del matrimonio combinato per lei dalla famiglia in Afghanistan. Un’unione che avrebbe fruttato ai genitori 9mila dollari, ovvero la somma necessaria per acquistare una moglie al figlio maschio. Sonita – che è solo una delle tante adolescenti che ancora vengono vendute come spose nel Paese – però si oppone alla proposta e compone Brides for sale, una canzone in cui denuncia l’ingiustizia del suo destino. Ripresa dai social e poi dalle tv nazionali e internazionali, l’invettiva ha smosso l’opinione pubblica e ovviamente non ha lasciato indifferenti i genitori che non hanno potuto far altro che rivedere la propria posizione. Oggi Sonita, dopo aver vinto una borsa di studio, studia canto negli Stati Uniti dove continua la sua battaglia contro il traffico delle spose bambine. E il suo nome oggi, insieme a quello di altre 5 donne, arricchisce di «rosa» la foresta dei giusti milanese.