Vision not Victim: il futuro delle bambine in uno scatto

Scritto da in Infanzia

Sognano in grande le bambine siriane rifugiate in Giordania. Perché, anche se a soli dieci anni hanno conosciuto l’orrore della guerra, queste ragazze credono ancora di potere migliorare il proprio Paese. E come? Ognuna ha la sua strategia che racconta alla fotografa Meredith Hutchison, la donna che nel 2013 ha dato il via al progetto «Vision not Victim» proprio per incentivare le ragazzine del mondo a non mettere nel cassetto i propri sogni. L’iniziativa – lanciata in collaborazione con l’International Rescue Committee – inizia con un’immagine attraverso la quale ogni adolescente si immagina da adulta. Alla domanda «cosa farai da grande?» c’è chi risponde medico, chi insegnante, chi architetto, ma poi tutte si mettono in posa per la fotografia-manifesto della loro vita. Da quando è cominciata la guerra in Siria, più di 3 milioni di persone hanno dovuto abbandonare il loro Paese e tra questi molti sono donne e bambine. Sono proprio le ragazze che hanno subito di più il dramma della guerra in quanto spesso vittime di sfruttamento e di violenze, nonché costrette a non frequentare la scuola. Una situazione questa che accumuna le piccole siriane alle bambine di tanti altri Stati del mondo, per le quali non è affatto facile imporre le proprie scelte di futuro. Ma queste ragazze non hanno intenzione di lasciar da parte i propri sogni, come racconta Fatima, 16 anni: «Ho sempre voluto fare l’architetto. Sì, già quando ero molto piccola mi dissero che non era un mestiere al quale una donna poteva aspirare e mi incoraggiarono a perseguire una professione più femminile. Ma io sognavo continuamente di costruire belle case per le famiglie, disegnare edifici capaci di portare la gioia. Ora che sto realizzando il mio progetto, spero di essere un modello per altre ragazze, mostrando loro che non bisogna mai abbandonare i propri sogni: indipendentemente da quel che vi diranno».