Sudafrica: i ragazzi che bruciano un Armani

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Vanno in giro con il cartellino ancora attaccato ai pantaloni di Gucci, e ne vanno fieri. I ragazzi della poverissima tribù sudafricana degli Izikhothane sono diventati negli ultimi anni un vero e proprio problema per il Paese, ma anche un’attrazione per i turisti, a causa della loro «cultura» della ribellione – che stupisce molto noi occidentali. Infatti, i giovani Izikhothane spendono tutti i loro soldi per comprarsi vestiti di marca, beni di lusso e accessori costosi (come gioielli o cellulari) solo per… distruggerli. La prassi – diventata un must per i sudafricani tra i 18 e i 25 anni – di strappare intere mazzette di banconote, versare acqua sull’ultimo modello di smartphone o dare fuoco a tutta la collezione di Armani è infatti l’ultima versione della «battaglia» tra bande rivali. Ostentare ricchezza e disprezzare i beni materiali tanto da sprecarli senza nessun dolore è infatti un modo per dimostrare il proprio status sociale e mettersi al di sopra degli altri membri della comunità. Chi riesce a distruggere l’oggetto più costoso è più forte degli altri e vince la gloria dei posteri. Il presidente sudafricano ha condannato questa prassi – che in effetti rischia di mettere in ginocchio le finanze di molti cittadini adulti dal cui portafoglio attingono i giovani ribelli – sottolineando che quel che servirebbe ai ragazzi è una cultura fatta sui libri di scuola. Altri, invece, sono rimasti affascinati dai gruppi cool del continente nero – le cui abitudini, lette in un’altra prospettiva, potrebbero anche essere una forma di ribellione nei confronti della società dei consumi importata dal mondo occidentale: al fotografo italiano Daniele Tamagni proprio i ragazzi Izikhothane hanno ispirato un libro, dal titolo “Tribù Fashion”.