L’attentato di Parigi visto dai bambini

Scritto da in Cronaca

L’11 settembre 2001 avevo otto anni e mi ricordo esattamente sia cosa stavo facendo sia come ero vestita mentre le due torri a New York crollavano inesorabilmente. Allora, non ricordo chi e come provò a spiegarmi le immagini tragiche che si susseguivano su tutte le reti tv e perciò sono ben contenta che, a differenza di quell’11 settembre con cui certo gli attacchi terroristici a Parigi hanno un qualche legame, si sia discusso anche di come dirlo ai bambini.

Astrapi, un giornale francese per bambini tra i 7 e i 10 anni, nelle ore successive alla strage ha pubblicato uno speciale che racconta chi, come, cosa, dove e perché dei fatti senza banalizzare ma cercando di rassicurare i più piccoli. Un giornalista del Guardian ha scritto un pezzo per i genitori per incoraggiarli a far riflettere i propri figli su ciò che viene rivendicato e come esprimere il proprio disaccordo; mentre il Garante per l’Infanzia italiano ha sottolineato l’importanza di evitare di raccontare i fatti con pregiudizi che potrebbero compromettere la crescita dei bambini.

Ma la cosa che colpisce di più è la reazione stessa dei ragazzi che, tornati sui banchi di scuola, hanno avuto modo di esprimersi tra loro sulla strage. In Francia sono stati raccolti – tramite social network – alcuni disegni: oltre alle rappresentazioni grafiche abbozzate delle immagini più crude viste in tv, i bambini riempiono i loro capolavori di parole come “paix” e “liberté”. A Perugia invece una maestra ha chiesto agli alunni cosa sapevano su quanto accaduto a Parigi. I numeri dell’attentato ci sono nel racconto di tutti, ma a questi si aggiungono alcuni particolari che ai grandi forse erano sfuggiti. Daniele, per esempio, dice: «So che a Parigi c’erano tante luci accese e adesso sono tutte spente, come una città fantasma» e Leonardo aggiunge: «Io so che davanti agli ospedali c’era una fila lunghissima di persone che volevano donare il sangue ai feriti!». E persino alla difficile domanda del perché gli integralisti islamici uccidono, Youssef sa rispondere sicuro: «Sono arabi, ma non pregano».