Road to Italy: parte 5

Scritto da in Racconti

Fino a ieri Lazio uguale Roma era per me un’equazione esatta. Un po’ per colpa dei tifosi biancocelesti dell’urbe, forse un po’ perché la nostra capitale – la città più ricca di monumenti del mondo – mette certo in ombra i paesini nel suo raggio di competenza. In realtà, a chi abbia voglia di lasciarsi alle spalle il Colosseo, la regione Lazio si rivela una terra non “progettata” per essere il contenitore geografico per Roma, bensì una landa ricca quanto sconosciuta. Partendo da sud dunque – nella cosiddetta zona dei “castelli”, storica produttrice di vino ma anche osservatorio con vista inedita sulla metropoli – ci siamo dunque avventurati nell’entroterra: e la scoperta merita il racconto. Storia romana ed etrusca si intrecciano in un paesaggio selvatico, che è il perfetto continuum della soprastante Toscana dall’aspetto però a tratti troppo “curato”. Viterbo per esempio – che fuori dal centro storico scoraggia la visita – si rivela un labirinto medievale di viuzze intatte, un vero e proprio unico sopravvissuto ai secoli, dimenticato dai turisti d’oggi ma ex sede papale (!). Questo Lazio sembra essere stato seminato da un contadino sbadato colpevole di aver piantato delle chicche qua e là quasi per non favorirne la vista a tutti. Tra loro c’è Bomarzo, piccolissimo paesino per il quale perse la testa il nobile cinquecentesco Vicino Orsini: in pieno Rinascimento egli vi costruì un parco dei mostri fatto di statue spaventevoli in marmo dal gusto ironico e romantico. Circumnavigando il lago di Bolsena, poi, il borgo di Civita di Bagnoregio consuma ogni giorno il colle di argilla sul quale è costruito. Gli esperti gli danno 200 anni massimo, ma qui c’è chi scommette che fra mezzo secolo non resteranno che macerie di tufo. Raccogliendo i piccoli pezzi del puzzle laziale, nascosti e a volte pure bisfrattati (come nel caso dell’anfiteatro di Ferento, un capolavoro d’architettura dato per scontato dagli abitanti del luogo), si scopre un quadro stupendo figlio e fratello di Roma. Il promontorio del Circeo – che nelle sue curve nasconde il profilo della maga che, secondo la tradizione, proprio in queste zone ammaliò Ulisse – veglia sul mare laziale e protegge la regione in cui Roma non è più la sola cosa bella.