Road to Italy: parte 2

Scritto da in Racconti

Il mio arrivo al sud è amaro come il risveglio brusco da un sogno. Proprio come quando le promesse, le attese e le storie  ancora da far maturare – approfittando della fine della fase rem – vengono rotte da un riscuotersi inaspettato. Con ancora in mente i girasoli in fila indiana verso l’alba e i campi ben ordinati sotto la curva del cielo toscano, infatti, apro gli occhi in pieno centro a Caserta e quasi non ci credo mentre metto a fuoco un uomo infilato fino alla vita in un cassonetto per indumenti. Gli spuntano le caviglie nere, forse è un profugo – penso – o magari un africano già campano d’adozione. Ma la prima impressione non importa: basta sapere di essere finalmente a pochi metri dalla celeberrima reggia borbonica per vedere la quale ho sfoggiato tutte le mie doti persuasive sui miei compagni di viaggio. Oltre all’interesse artistico, mi muove una volontà di ripicca contro il giornale inglese che – giusto un paio di settimane fa – ha catalogato questa villa come un monumento che – per colpa della proverbiale incuria del popolo dello Stivale – avrà vita breve. La notizia mi sembra però troppo condita di sensazionalismo e non voglio lasciarmi scappare la possibilità di smentire la stampa straniera. Eccola dunque: imponente e superba la facciata non può deludere. Eppure la reggia di Caserta – dichiarata patrimonio dell’Unesco – è circondata da sterpaglie, accattoni e baby gang. Nella reggia di Caserta – niente meno che la Versailles italiana – non si trova un opuscolo o un depliant e nemmeno i custodi delle preziose stanze sembrano essere consci del tesoro che hanno sotto i piedi. I giardini labirintici (un po’ all’inglese , un po’ alla nostra maniera) riscattano la visita della nostra reggia, in tutto il resto maltrattata. Mi rimetto in viaggio pregando che la prossima tappa sia il posto per cancellare  a uno a uno tutti gli odiosi pregiudizi, incancreniti dai secoli di unità. Il tramonto di Sorrento – proprio di rimpetto al Vesuvio – promette questo miracolo: non ricordo da quanto tempo non riuscivo a contare le stelle.