Parola di disordine: Jova

Scritto da in Musica

Ha collezionato centottantamila spettatori a San Siro il buon Jovanotti che per tre serate è stato il cantante ospite dello stadio milanese. «Oggi mi hanno detto che nessuno aveva mai fatto tre concerti consecutivi al Meazza» dice ridendo Lorenzo, per niente intimidito dal suo pubblico variegato (che nella foga di fine serata gli «regala» pure un graffio…). Il sold out di «Lorenzo negli stadi 2015» a Milano, in effetti, ricompensa uno spettacolo curato nei minimi dettagli: un concentrato di musica, danza, cinema e citazioni letterarie, il tutto shakerato nella «versione Jovanotti», alternativa ed estrosa per definizione. Basta guardare il palco per capire la «carica» speciale del concerto: un’enorme saetta gialla irrompe infatti a centrocampo fino a stabilire un contatto con la terra. Un videoclip all’inizio dello spettacolo racconta poi un immaginario viaggio nel futuro del cantante – che non a caso, appena sale sul palco, indossa vestiti dal tono «galattico» – e ipotizza un prossimo millennio ipertecnologico e impeccabile. Il ritorno al passato di Lorenzo – supereroe imperfetto a bordo della sua sgangherata motocicletta 2015cc che fa da fil rouge a tutto lo spettacolo – è invece un salto nell’imperfezione, una sorta di rotta verso il caos primordiale da custodire come benzina per la vita creativa. Tra animazioni digitali all’avanguardia e una band decisamente eccentrica, il concerto decolla: si canta e si balla ma senza soluzione di continuità si parla anche di futuro e di diritti civili. Infine, con migliaia di led sulla curva che disegnano una confusa galassia di stelle e qualche pezzo «spaziale», Jovanotti consegna al pubblico la sua parola di disordine, che nella nostra epoca composta suona parecchio stonata.