“Un orto spaziale non è roba dell’altro mondo”

Scritto da in Spazio

Sono finiti da tempo gli anni delle mitiche spedizioni lunari, ma solo l’altro ieri l’Europa ha riscoperto il suo “spazio” tra l’americana Nasa e la russa Rka. Il merito è della missione Rosetta organizzata dall’Agenzia Spaziale del vecchio continente (Esa) che ha appena fatto approdare su una cometa la sonda Philae. Eppure si sapeva già da parecchio che l’Esa lavora sempre a progetti da fantascienza. L’ultima pensata degli astronauti nostrani me l’ha raccontata un annetto fa Umberto Guidoni (sulla rivista Mondo Erre 8/2013) che è stato il primo europeo in tuta spaziale ad aver abitato la Stazione Internazionale in orbita sopra la Terra.  L’idea è da non crederci e si chiama “orto spaziale”.  Già, perché le missioni in cielo del futuro saranno sempre più lontane “da casa” (e quindi più lunghe): il pranzo sarà un problema… I cibi liofilizzati non basteranno più e nemmeno si potrà contare sui razzi per portare agli astronauti la spesa. E allora perché non piantare semi di pomodori e insalata direttamente in loco e magari persino allevare galline? Gli astronauti sono abituati a cose dell’altro mondo: bisogna capire se anche animali e alberi terresti  sapranno vivere in una serra spaziale.